di Sergio Zampini ,22 settembre 2025.

Crisi climatica,disuguaglianze, guerre, povertà, questa la sequenza con cui si
presenta la civiltà del terzo millennio : l’elenco delle vittime innocenti e le liste
dei caduti si allungheranno.

Sono i signori della guerra, i potenti della terra, i
professionisti del terrore, ciascuno in nome della propria civiltà e della propria
sicurezza, che continuano la danza di morte e di profitto sulla vita dei popoli.
Esistenze immerse in realtà statuali che si plasmano ad ogni esigenza di
gruppi oligarchici o imperiali in forme che hanno bisogno dell’immediatezza
della decisione uniformata ai clik degli algoritmi finanziari. Le decisioni
vengono sempre più assunte con modalità a-democratiche in quanto la
democrazia richiede un tempo che i capitalismi non vogliono concedere, da
qui il proliferarsi contagioso di democrature e oligarchie.

Lo scontro dentro il mercato globale vede i soliti protagonisti con strategie nuove.

Il tentativo Trumpiano di rilancio della primazia economica statunitense attraverso i dazi
ha messo in ulteriore fibrillazione l’intero equilibrio economico globale.
L’unione Europea ha risposto provando una mediazione resa impossibile dal
confronto sbilanciato tra i PIl, i sistemi militari e la capacità tecnologica. Gli
Usa, hanno imposto ai paesi europei di triplicare la propria spesa in
armamenti per comprare armi americane.

L’angustia economica e politica europea, la mancanza di coesione e visione delle sue classe dirigenti
stressate e succubi dell’alleato americano gli hanno fatto rinunciare alle
materie prime energetiche russe a basso costo con conseguenti risultati
negativi per la competitività delle sue imprese. Nel mentre i BRICS, con
l’ingresso di Indonesia, Egitto, Etiopia, Iran e Emirati Arabi, rappresentano oggi
il 50% della popolazione mondiale e quasi il 40% del PIL globale, puntano a
costruire un’alternativa al dominio occidentale lavorando alla dedollarizzazione
delle transazioni internazionali. Questo è un processo lento, non lineare, ma i
Brics rappresentano un mondo che cresce economicamente e con cui l’Europa
dovrebbe relazionarsi di più nonostante le resistenze e gli ostacoli degli alleati
statunitensi. Il processo della globalizzazione economica e finanziaria conosce
diversi attori che al suo interno misurano le proprie capacità finanziarie
economiche e di potere per aree di influenza e controllo. l’U.E è un attore
importante in questo scenario, ma altri accordi agiscono e si misurano:
l’USMCA che sostituisce il NAFTA e regola il commercio e gli investimenti tra
gli Stati Uniti, il Messico e il Canada; l’ASEAN tra i paesi dell’Associazione delle
Nazioni del Sud-Est Asiatico; il  MERCOSUR in Sud America tra Brasile,
Argentina, Uruguay e Paraguay. Come in altre fasi della storia le guerre
economiche commerciali e finanziarie producono poi le vere guerre di
aggressione.

Tra le sinistre soprattutto occidentali alcuni sostengono l’asse economico
militare Cina-Russia perché ha in odio USA e Trump. Appoggia il Mercosur
perché l’America Latina era il riferimento delle guerriglie contro il
colonialismo del capitale. Mercosur è Lula vs. USA e WTO e si sorvola ad
esempio sui Sem Terra che sostengono Lula ma criticano il Mercosur che non
li tutela mentre continua la deforestazione.

Sono i sintomi di una difficoltà a produrre nuovo pensiero in un passaggio della globalizzazione che
necessiterebbe la costruzione planetaria di soggettività almeno coese sul
giudizio e sui destini del vivente. Dentro questo quadro bisogna darsi compiti
quali ad esempio lottare per i diritti ambientali sociali economici nei residui
simulacri degli stati nazione, contemporaneamente gli stessi diritti vanno
rivendicati a livello transnazionale e in Europa, mentre ovviamente bisogna
essere presenti nel contrastare in ogni contesto le politiche di riarmo e di
guerra che continuano ad aumentare per numero e vittime.

In Europa assume sempre più rilevanza il tema della difesa comune che al di la della propaganda e
delle successive convenzioni tra gli stati membri non può essere immaginata
come vera e propria strategia sia a causa delle divisioni interne alla stessa UE
sia per la intrinseca impossibilità di istituire un esercito senza Stato e cioè la
messa in discussione del concetto di sovranità statuale che si determina solo in
presenza di una deliberazione democratica (c’è bisogno di una Costituzione
europea ?). E’ in questo quadro che la NATO ha intensificato l’alleanza con l’UE
consapevole di essere essa stessa sempre di più la sua difesa oggettiva.

A ciò va aggiunto che queste scelte democraticamente e militarmente discutibili sono in
contrasto con l’art. 11 della nostra Costituzione come le convenzioni fin qui
approvate atte a dare labile sostegno giuridico a tutte le guerre fin qui
sostenute ( umanitarie, difensive, missioni militari per la sicurezza…. ); altro che
“ l’Italia ripudia la guerra come mezzo per la risoluzione per la risoluzione delle
controversie internazionali….” Non solo, ma questi scenari determinano
politiche e scelte che aggirano Costituzioni e sovranità e portano con sè
decisioni di riarmo.

Su questo crinale marcia il falso concetto che per mantenere la pace bisogna convivere in una situazione di deterrenza armata.
Per realizzare questo è previsto il continuo ammodernamento degli apparati
militari che sottraggono denaro a qualsivoglia sviluppo economico e sociale
salvo l’ingigantirsi dell’apparato industrial-militare. Relazioni pacifiche stabili
hanno bisogno di condizioni economiche equilibrate, convenienti per tutti.
Nell’attuale scenario di guerre è sempre più urgente mettere mano ad una
costituzione dei diritti e del diritto internazionale su scala globale. Questo lo si
può determinare dentro ed oltre l’ONU. Quando i conflitti venivano definiti
sporchi perchè le trasformazioni sociali e culturali indotte avevano slabbrato i
confini classici delle classi non immaginavamo di arrivare alle guerre ibride di
un mercato globale che ha asservito gli stati nazione e che vede
composizioni e scomposizioni a mezzo di guerre vere tra i grandi capitalismi
globali di mercato o di Stato. Sono riusciti a cambiare ruolo e funzione degli
Stati, da regolatori di economia e conflitti a vassalli delle scelte delle grandi

imprese transnazionali. L’attuale globalizzazione commerciale e finanziaria
vede guerreggiarsi imprese monstre finanziate da fondi multinazionali
sostenute e appoggiate da grandi Stati o gruppi di Stati. Il libero mercato di
merci e capitali essenza degli odierni capitalismi fallisce la sua presunzione di
generatore di pace ed è nudo teatro di guerre e distruzione. L’Occidente dopo
l’89 ha condotto le guerre balcaniche, quelle mediorientali, afghane, siamo
passati dall’equilibrio del terrore alla guerra infinita che si dispiega sulle ali
della narrazione che meno prosaicamente si chiamava propaganda. Ma al
tempo dei media pervasivi distopici e fuorvianti non si distingue più cosa è
reale e cosa è propaganda, al punto che l’orrido non desiderabile potrebbe
diventare ineluttabile per strabismo narrativo. Come ricostruire oggi il relativo
equilibrio santificato nel 1975 a Helsinki dagli Stati di entrambi i blocchi? Il
perseguimento del massimo profitto intrinseco al capitalismo è la causa
fondamentale dei conflitti e bisogna provare a definire un nuovo modo di
produzione e di vita per la soddisfazione dei bisogni sociali e individuali; oggi
siamo dentro “ Il Capitalismo dei disastri” ( N. Klein) E’ un lavoro lungo di
sacrifici, di conquiste e ritirate, ma i pragmatici autodefinentisi tali annullano
ogni speranza della pace, perché senza un lavoro tenace su speranza e
profezia corriamo tutti, compresi loro, verso la catastrofe. Il pensiero politico,
deve porsi il compito di dettare, in tempi di diffuso conformismo culturale, un
altro ordine del giorno. Papa Francesco invocava pellegrini di speranza decisi
a costruire un’alternativa alla mentalità «utilitaristica, immediatista e
manipolatoria», Perchè la speranza va organizzata . Mario Tronti ci
ammoniva : “Profezia non è pre-dire, non è nemmeno pre-vedere. Il profeta
non vede il futuro, vede il presente. Vede nel presente quello che gli altri non
vedono, e dice del presente quello che gli altri non vogliono ascoltare. Deve
far vedere, far ascoltare. E a volte è necessario il grido nella folla, o il parlare
nel deserto.” Le guerre hanno origine nel buio oscuro dell’animo umano e, più
propriamente, in quello che detiene il potere: quello maschile con il
patriarcato a fondamento e sistema di un pensiero che presumeva essere
ordine. Grazie alle lotte delle donne qualcosa è cambiato in questa parte di
mondo, il patriarcato non fa ordine ma il potere maschile continua a produrre
guerre e distruzione del pianeta nuovi orizzonti vanno conquistati e
determinati col pensiero delle donne e da costruttori/ici di futuro per arrivare
ad una Costituzione della Terra senza la quale l’orizzonte della guerra
globale, rischiosamente nucleare, si avvicina sempre di più. Mentre si lavora
per una Costituzione della Terra dobbiamo avere come speranza e profezia
organizzare una Costituente per la Terra, un soggetto sociale e politico in
divenire che ridia pensiero e prospettiva al superamento delle
disuguaglianze.