Al Lingotto di Torino nel 2007  Walter Veltroni dichiarò: «Il Partito Democratico deve avere in sé un’ambizione, al tempo stesso, non autosufficiente ma maggioritaria…” Nel 2008, alle elezioni chiamò al voto utile e ottenne la marginalizzazione delle altre forze della alleanza possibile e si affermò una  grande maggioranza  di centrodestra.  La governabilità è l’altare sui cui ha immolato ogni idea  di rappresentanza, partecipazione, e tutti i leader che si sono succeduti hanno visto come la peste qualsiasi dibattito che si apriva pur timidamente per un ritorno ad un sistema proporzionale in nome della governabilità. Apprendisti stregoni che hanno aperto la strada all’ascesa delle destre e lo svuotamento progressivo della Costituzione assecondando le politiche economiche neoliberiste. Quando propagandarono il socialismo delle opportunità perché i giovani (DICEVANO) non volevano fare lo stesso lavoro per tutta la vita, volevano viaggiare e fare esperienze, si dimenticarono di accompagnare a queste meravigliose tesi le risorse per esigere queste fondamentali libertà quali parità degli strumenti della conoscenza e del sapere, il diritto di vivere e di lavorare, la tutela della salute e meno prosaicamente un reddito purché sia, dato che il dominio del denaro su tutti ma non per tutti obnubila qualsiasi scelta di libertà. A meno che la narrazione non serviva a nascondere le esigue pubenda di un pensiero  appeso alle necessità materiali e spirituali del “tengo famiglia” e del “compito di questa generazione è il governo del Paese”. E allora giù con Rambouillet, le guerre balcaniche i bombardieri di Aviano  e le chances per i figli dei soliti noti con l’eliminazione di qualsivoglia ascensore sociale. Chapeaux monsieur!

E allora qualcuno dovrà provare a riconnettere i fili di una storia: quella del socialismo, del comunismo, del libertarismo e dell’ambientalismo contro lo sviluppo infinito, del femminismo e del pacifismo. Le leggi elettorali maggioritarie ed i loro aggiustamenti hanno segnato nel profondo ed in negativo le vicende politiche di questi decenni: i partiti di massa si sono trasformati in circoli personali, in comitati elettorali permanenti e la gestione del potere è divenuto definitivamente fatto elitario disconnesso da qualsiasi condivisione. L’elezione diretta del Sindaco/a e la nomina della giunta comunale che risponde esclusivamente a lui/lei è l’esempio plastico di una politica che non ha bisogno della partecipazione e per contro non ottiene neanche un miglioramento nell’efficacia della sua azione ma perpetua se stessa. A questo possiamo aggiungere le politiche neoliberiste e neoimperialiste globali, la finanziarizzazione dell’economia e la sua torsione guerrafondaia che la perpetua permanentemente con il  sostegno all’industria e all’apparato militare e le conseguenti politiche di riarmo. I/le competitors politici/e maggioritaristi/e surfano sulle onde dell’orrore pur di mantenere quella visibilità utile a mantenergli il potere. Le città ed il loro governo ne sono le propaggini organizzate e silenziate. 

In questo quadro che fare nelle città? 

La città relega, delimita, confina:  il disagio economico,i benestanti,i migranti,le associazioni culturali, le esperienze sociali, i lavoratori della produzione, quelli della cura ciascuno nel suo spazio e ambito…..e dentro quei confini si generano desideri: di riconoscimento, di integrazione, si formano identità e comunità, si immaginano felicità.

Ma anche la comunità è a rischio perimetro.

É necessaria una presa di coscienza, un passaggio da comunità che non perimetra identità ad azioni che sedimentano densità, che non integrano e non fagocitano ma processano interazioni.

La connessione tra Densità Interagenti autodefinisce il terzo salto dopo il passaggio dal partito di massa al partito personale, archivia lo spontaneismo inconcludente o violento e definisce l’organizzazione politico sociale.                             

E’ costituente potere.                                                                                     

E’ rovesciare la piramide quando rumorosamente tutto è stato  commercializzato,  sovverte la vita della città e chi li dentro cerca il suo spazio autonomo. Questi ultimi sostengono  che nel cercarlo modificano la città di fatto ma si rendono silenziosamente complici del più generale ordinamento di guerra acconciandosi ad una sorta di mini contaminazione o seminazione dentro il carcere della rendita e della speculazione immobiliare e chiedendo al potere possibilità di respiro per se.

Tutto comprensibile, razionale, ma a chi spetta il compito di rovesciare la piramide, di dare una fisionomia ed un progetto nuovi per la vita nelle città? Spetta a chi si da una  funzione costituente non autodifensiva ne autocelebrante, che ha  l’ambizione di essere parte e volano di un disegno economico che ridefinisce ruolo del Sindaco, della partecipazione, dei diritti e dell’economia nella città.

Che profilo deve avere allora il/la nostro Sindaco?

Per prima cosa bisogna assumersi la responsabilità di non sostenere alcun candidato/a che non abbia fatto pubblica e coerente affermazione di essere contro le politiche di riarmo, che non abbia indugiato su questo con pratiche o dichiarazioni di galleggiamento; candidati/e che dichiarino in ogni consesso che  faranno in tutte le sedi  azioni per il ritorno al proporzionale e una volta eletti/e facciano dell’assemblearismo preventivo dal basso il fulcro delle azioni e delle scelte politiche prima di attuarle nei consessi elettivi maggioritari dove esercitano la loro funzione mentre continuano la campagna per il ritorno al proporzionale ad ogni livello. Donne e uomini che di fronte a leaderismi, genocidi, riarmo, guerre, tagli al welfare norme securitarie e perimetrazioni sociali sanno da sempre con chi stare e come disobbedire, queste sole ci rappresentano e questo è il Sindaco/a che candideremo.

 (Sergio Clementi Zampini)