L’accelerazione alla guerra e al riarmo che ci viene imposta è volta come al solito a by-
passare gli argomenti che dovrebbero essere la base della convivenza tra i popoli d’

Europa e tra l’Europa gli altri popoli.
Un’Europa che abbia strumenti esclusivamente difensivi, che realizzi
una politica estera basata sul Metodo dei Trattati avviando lo
smantellamento degli arsenali nucleari. Un’Europa che componga e scriva sulla Carta che
non ha la sua identità politica e culturale fondata sulla condanna di ogni colonialismo
comunque mascherato e avvii un sistema produttivo rispettoso del pianeta e di tutte le sue
forme di vita.
Lo stato di guerra permanente impaurisce i popoli,incrina le coscienze e nasconde il vero
truce volto di un capitalismo che ridefinisce le nuove forme del dominio.
Ad Helsinki nel 1975 si posero le basi per relazioni non aggressive; oggi si dovrebbe
proseguire su quelle linee per svilupparne politiche conseguenti, consegnando all’ONU il
compito di promuovere conferenze internazionali su Pace e Sicurezza.
Prima di tutto la Pace, per questo va costruito un appello transnazionale che proponga un
immediato cessate il fuoco nei teatri di conflitto; che proponga di istituire fasce Nuclear
Free tra U.E e Russia e nei paesi affacciati sul Mediterraneo. I partiti europei che si
richiamano al disarmo si impegnino a presentare appositi odg al Parlamento Europeo;
nei contesti nazionali le forze e i movimenti per la pace e il disarmo debbono chiedere ai
Governi e ai Parlamenti atti di de-escalation militare e riduzione delle spese di riarmo.
Queste alcune linee certamente non esaustive e da ampliare ma vanno coordinati gli
impegni per riportare al centro del dibattito La Pace con le sue implicazioni di
riconversione economica, sociale, ambientale, di sicurezza e di redistribuzione della
ricchezza. Va costruito un appuntamento trans-nazionale di soggetti politici personalità e
movimenti per condividere una Carta di valori basata su disarmo tutela dell’ambiente. In
Italia e In Europa vanno avviate campagne per una cultura pacifista transfemminista e
ambientalista. O irrompe nella scena sociale e politica la cultura pacifista e ambientale

che fà delle diversità un valore o con l’attuale assetto e strapotere degli apparati industrial-
militari a totalitarismo maschile le guerre e le vittime continueranno per i decenni a venire.

La ribellione allo stato di guerra attuale per una rigenerazione umana e ambientale dei
diritti va organizzata disarticolando le ossificazioni partitiche e di pensiero, irrompendo
negli scenari sconfinati delle nuove tecnologie a governo elitista e imperiale.
Riemerge la necessità in questo declinare verso l’orrore di dare una “fisionomia” alla
felicità, organizzare un “progetto per le vite”; questo è il compito della politica e
dell’individuo “sperante” avversi a una disperazione che è economica sociale culturale e
fisica, dove la trascendenza muore di fronte alle devastazioni della guerra. Pensare e
sistematizzare la “felicità possibile” per chi “non ha” verso una Costituzione planetaria per
la Pace e l’Uguaglianza è il compito in questa fase dei politici erranti che non hanno più il

luogo della verifica. Ricostruire questo luogo, rifare comunità di destino al tempo del
declino umano e del disordine che produce orrori e guerre comporta pensare un nuovo
programma organico. Ma chi aiuta a strutturare il processo? Non esiste il soggetto politico
sul quale appoggiare la sperimentazione verso la “forza” confliggente questo sistema di
morte . E’ possibile individuare una prima piattaforma programmatica?
Pochi punti attorno a cui andrebbero verificate le convergenze:

  • Redazione di una Costituente Planetaria che assuma il tema della garanzia del cibo per
    tutti faccia della cultura dell’alimentazione e della biodiversità uno dei temi della
    riconversione delle produzioni agricole e degli allevamenti
  • Organizzare una conferenza internazionale per fermare guerra e produzione di
    armamenti
  • Riunire i movimenti dell’Europa e del Mediterraneo che si fondano sulla pari dignità la
    coesistenza pacifica l’autodeterminazione e l‘uguaglianza
  • Promuovere, ripartendo oneri e benefici tra tutti i paesi, l’accoglienza e l’inclusione di chi
    emigra per sfuggire a fame e guerre
  • Incardinare ogni azione sul rispetto e la valorizzazione della natura, del vivente, di tutte le
    differenze di genere e cultura, sulla solidarietà come antidoto alla competizione di tutti
    contro tutti imposta dal “pensiero unico” dominante
  • Rifinanziare la scuola, l’università la sanità e la ricerca pubbliche
  • Promuovere l’eguaglianza tassando i grandi patrimoni e i grandi redditi
  • Sconfiggere la piaga della povertà con un reddito di inclusione universale, estendendo i
    diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori in modo che ad eguale prestazione
    corrispondano uguali diritti e retribuzioni
  • Sostenere il diritto alla autodeterminazione di donne e uomini, contro ogni forma,
    materiale e simbolica, legislativa e culturale, di patriarcato, sessismo, omofobia,trans-fobia.

Da qui si potrebbe partire, con tutte le integrazioni e modifiche che si riterranno necessarie
ovviamente, per avviare un processo largo e costituente di un nuovo soggetto della
sinistra che si rivolga a tutte le energie disponibili riarticolando intrecciando e
riconnettendo più livelli: pratiche sociali e radicamento territoriale, campagne, vertenze e
auto-organizzazione mutualistica e comunitaria.

Un luogo politico aperto a tutte le donne e gli uomini che condividono un’idea di pace giustizia e solidarietà sociale, di rispetto della natura e del vivente e che combatte ogni forma di discriminazione.

Uno spazio-processo di ri-alfabetizzazione umana dove si possano trovare tutti coloro che non vogliono rinunciare
agli ideali di Pace Uguaglianza e Libertà per tutti e per tutto il mondo.

Un processo di riconoscimento e attraversamento, non una precipitazione organizzativistica, che assuma
le decisioni secondo il principio dell’opinione prevalente con un balzo di volontà inclusiva
rifuggendo la pigrizia paralizzante di maggioranze e minoranze che definisce se stesso per
le campagne che avvia e le sessioni di gruppi di interesse tematico che si costituiscono.


L’orrore continua ma come affermava Marion ne “Il Cielo sopra Berlino”:
“Non ho che da alzare gli occhi e ridivento il mondo!”