In dieci anni la povertà assoluta in Italia ha coinvolto sempre un numero maggiore di famiglie, quelle indigenti sono aumentate del 43.3%; parliamo di 5,7 milioni di persone che attualmente si trovano in tale situazione, un italiano su dieci non può permettersi le spese essenziali.
I prezzi dei beni alimentari dal 2021 ad oggi sono aumentati del 25%, nel frattempo i salari reali, sempre dal 2021, restano inferiori del 7.5%. Tra il 1990 ed il 2020 l’Italia è stato l’unico paese dell’area OCSE con salari reali medi in calo del 2.9%.
In compenso le spese militari, per compiacere Trump e la NATO, raggiungeranno il 5% del PIL entro il 2035 con un aumento di 23 miliardi nei prossimi tre anni e quasi 140 nei prossimi quindici.
Giova forse ricordare che tali scelte, scellerate, sono state condivise anche dal principale partito di opposizione del nostro Paese.
Appena l’Italia uscirà dalla procedura per deficit eccessivo il Governo conferma l’intenzione di chiedere 15 miliardi all’UE per il riarmo; come stabilito dalle nuove regole europee l’incremento di spesa militare sarà calcolato in deroga ai vincoli di stabilità europea; trattasi comunque di prestiti da restituire a tassi di interesse che come è facile intuire, sia annunciano tutt’altro che risibili. È questo il contesto nei quale inserire la quarta manovra di bilancio dell’attuale Governo.
L’economia di guerra avanza: risorse pubbliche crescenti vengono indirizzate verso il riarmo, le spese militari e la produzione bellica, mentre mancano fondi per salari, welfare, sicurezza sul lavoro, ambiente e servizi. L’economia di guerra non è solo un fatto militare, è un modello che giustifica precarietà, tagli, limitazioni democratiche, tutto in direzione di un sistema economico orientato alla guerra ed al riarmo e non al benessere sociale. Scioperare significa anche difendere la pace, lottare contro il riarmo ed in favore della giustizia sociale.
Per queste ragioni, come abbiamo fatto in occasione dello sciopero generale del 28 novembre, indetto dai sindacati di base, anche stavolta sosteniamo e partecipiamo allo sciopero generale del 12 dicembre proclamato dalla CGIL.
Per il prossimo futuro rilanciamo il nostro appello affinché si possa e si debba uscire ognuno dai propri recinti organizzativi trovando le sintesi necessarie per convergere su iniziative di lotta unitarie.

